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    <title>Giubbe Rosse</title>
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    <description>Il verso della politica</description>
    <dc:creator>Pietro Spataro</dc:creator>
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      <title>Pietro Spataro</title>
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      <title>Sinistra, sarà la volta buona?</title>
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      <description>di Pietro Spataro&amp;nbsp;Troppe cose sono andate per il verso giusto sabato in Piazza del Popolo per non suscitare il timore che prima o poi si ricominci cdaccapo, belli e divisi. E' un timore, solo un timore. Sicuramente alimentato dall'ansia di ritrovare ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Troppe cose sono andate per il verso giusto sabato in Piazza del Popolo per non suscitare il timore che prima o poi si ricominci cdaccapo, belli e divisi. E' un timore, solo un timore. Sicuramente alimentato dall'ansia di ritrovare un popolo che sappia imboccare la strada giusta e una sinistra che la smetta di guardarsi nell'ombelico e sia invece pronta a farsi avanti. La manifestazione &amp;egrave; stata questo: una bella prova di maturit&amp;agrave;, di coraggio e di responsabilit&amp;agrave;. Pierluigi Bersani nell'intervista che gli ho fatto sull'Unit&amp;agrave; aveva trovato una parola significativa: solare. Sar&amp;agrave; una manifestazione solare, aveva detto. Poi, per scaramanzia, per paura che il tempo giocasse un brutto scherzo l'ha corretta all'ultimo minuto con gioiosa. Per&amp;ograve; oggi, dopo quella piazza colorata e unita, la parola &amp;quot;solare&amp;quot; &amp;egrave; quella giusta. Nessun astio, nessuno slogan fuori tono, niente urli. Una partecipazione serena come non si vedeva da tempo. Una bella voce.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I leader sul palco hanno rispecchiato questo clima. Bersani, Di Pietro e Vendola hanno pronunciato tante volte la parola unit&amp;agrave;. E la parola ricostruire dalle macerie. Hanno mostrato una compattezza invidiabile. Altre volte, per&amp;ograve;, &amp;egrave; andata cos&amp;igrave; e poi nel corso delle settimane e dei mesi si sono ritrovate le vie della divisione e della separazione. Sar&amp;agrave; cos&amp;igrave; anche questa volta? Anche questa volta la sinistra perder&amp;agrave; l'occasione di&amp;nbsp;riuscire a interpretare il bisogno di cambiamento che sale dal paese?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Abbiamo l'impressione che non sar&amp;agrave; cos&amp;igrave;. Sentiamo che il &amp;quot;Di Pietro responsabile&amp;quot; che ha evitato accuratamente ogni accento anti Napolitano durer&amp;agrave; pi&amp;ugrave; di quanto si possa immaginare. Si sta aprendo una fase nuova, difficile e tumultuosa, che richieder&amp;agrave; un'alleanza solida e combattiva. Se alle regionali del 28 marzo la sinistra conquister&amp;agrave; la maggioranza delle Regioni, nel centrodestra si aprir&amp;agrave; sicuramente un periodo di conflitti interni e di guerra per bande dagli esiti imprevedibili. Gi&amp;agrave; se ne intravedono i contorni: i colonnelli che scalpitano e si colpiscono a vicenda, Fini che prepara una Fondazione che gi&amp;agrave; sembra un partito, Tremonti che si &amp;egrave; chiuso in uno stranissimo silenzio. E Bossi che assume stranamente toni meno bellicosi con l'intento forse di prendersi una parte consistente del pacchetto di voti che il Pdl rischia di perdere.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se lo scenario &amp;egrave; questo, a sinistra bisogna stare svegli. Non farsi travolgere dagli interessi di bottega, un punto percentuale in pi&amp;ugrave; o in meno, ma pensare in grande al 2013. All'occasione di toglierci di mezzo un premier scredidato e ormai suonato. Il nostro invito &amp;egrave; questo e lo rivolgiamo a tutti, a Bersani, a Di Pietro, a Vendola che al momento sono i leader che meglio possono interpretare l'aria nuova: il futuro &amp;egrave; nelle vostre mani. Nelle nostre mani. Il popolo democratico vi ha dato un nuovo mandato. Fate di tutto per evitare&amp;nbsp;che si penta di nuovo.&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 15 Mar 2010 15:32:28 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Pietro Spataro</dc:creator>
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      <title>Io ho paura</title>
      <link>http://giubberosse.blog.unita.it//Io_ho_paura_1072.shtml</link>
      <description>di Pietro Spataro&amp;nbsp;Ormai non hanno pi&amp;ugrave; limiti. Ormai non si fermano davanti a niente. Ormai &amp;egrave; tutto cosa loro: la giustizia, le leggi, i lodi, i condoni, le sanatorie. Adesso anche la Costituzione. Quello che sta accadendo non solo &amp;egrave; ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;di Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ormai non hanno pi&amp;ugrave; limiti. Ormai non si fermano davanti a niente. Ormai &amp;egrave; tutto cosa loro: la giustizia, le leggi, i lodi, i condoni, le sanatorie. Adesso anche la Costituzione. Quello che sta accadendo non solo &amp;egrave; vergognoso, &amp;egrave; un gravissimo attentato alla democrazia. La &amp;quot;casa di Berlusconi&amp;quot; decide che le regole valgono solo per alcuni e non per altri. Quanti di voi, cari lettori, si sono trovati a saltare un concorso, hanno visto respinta una domanda, non sono rientrati in una graduatoria perch&amp;eacute; avevano presentato in ritardo la documentazione oppure era incompleta? Quanti di voi quando gli arriva una multa vanno alla posta a pagarla piuttosto che cercarsi una legge salva-contravvenzione? E quanti sono (siamo) cos&amp;igrave; coglioni - e scusate il termine ma ci vuole- da rispettare ogni regola della vita democratica, dalla lista d'attesa in ospedale, a quella per mandare i figli al nido, ai test di ingresso per l'universit&amp;agrave;? Noi siamo cos&amp;igrave;. Loro no. Loro se hanno un problema cambiano la legge. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Qualche giorno fa abbiamo scritto un post nel nostro blog in cui avvertivamo il segretario del Pd Pierluigi Bersani di fare attenzione ai colpi di coda di Berlusconi. L'uomo era in difficolt&amp;agrave;, gli si stava sgretolando il partito nelle mani: le inchieste che hanno toccato due uomini a lui vicinissimi come Bertolaso e Verdini, le guerre intestine, i trabocchetti, gli agguati. La brutta storiaccia delle liste non presentate o mal presentate &amp;egrave; la conseguenza di un partito ormai diventato il&amp;nbsp; luogo delle guerre per bande.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quel colpo di coda &amp;egrave; arrivato. Ma questa volta hanno esagerato. Perch&amp;egrave; questo colpo di coda rischia di mandare in pezzi la Costituzione e la gi&amp;agrave; misera fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Un vento gelido arriva anche sul colle pi&amp;ugrave; alto, il Quirinale che ha firmato, dice, perch&amp;eacute; non aveva altra scelta. Forse sar&amp;agrave; cos&amp;igrave;, forse no. Ma il problema &amp;egrave; che la responsabilit&amp;agrave; abita in un'altro palazzo, quello del governo, che ha calpestato il diritto all'uguaglianza e al rispetto delle leggi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Diciamo la verit&amp;agrave;: ha ragione Prodi, c'&amp;egrave; da aver paura. S&amp;igrave;, io ho paura. Ma non voglio arrendermi, non dobbiamo arrenderci. Dobbiamo tutti insieme reagire con fermezza e conb indignazione per impedire che restino al governo i distruttori dell'Italia. Nessun passo indietro. La Bonino, che sta ventilando l'ipotesi di ritirarsi, non faccia sciocchezze. Questo &amp;egrave; il momento del coraggio e della battaglia. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;pspataro@unita.it&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sun, 07 Mar 2010 18:19:23 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Pietro Spataro</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-07T18:19:23Z</dc:date>
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      <title>Bersani, attento alla coda di Berlusconi</title>
      <link>http://giubberosse.blog.unita.it//Bersani__attento_alla_coda_di_Berlusconi_1031.shtml</link>
      <description>di Pietro Spataro&amp;nbsp;Gli eredi sono spesso litigiosi, ma qui siamo oltre. Le parole pronunciate sabato da Berlusconi infatti aprono un brutto scenario sullo stato del partito al governo. Parlare di &amp;quot;giochi di potere interni&amp;quot; per tentare difendere ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;di Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gli eredi sono spesso litigiosi, ma qui siamo oltre. Le parole pronunciate sabato da Berlusconi infatti aprono un brutto scenario sullo stato del partito al governo. Parlare di &amp;quot;giochi di potere interni&amp;quot; per tentare difendere Denis Verdini significa riconoscere che nel Pdl &amp;egrave; in atto una guerra di successione senza esclusione di colpi (s&amp;igrave;, anche quelli molto bassi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi ha inventato un partito nel quale le regole della democrazia hanno avuto poco spazio e dove finora ha comandato uno solo. Se lo scontro politico, soffocato per anni, oggi esplode in forme &amp;quot;guerrigliere&amp;quot; vuol dire che il partito &amp;egrave; malato. E se si arriva al sospetto che dietro le inchieste possa esserci lo zampino di chi punta all'eredit&amp;agrave; allora siamo in presenza di una malattia grave.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Questa storia ci rimanda l'immagine di un leader che rischia di restare senza partito. &lt;br /&gt;E non solo perch&amp;eacute; i suoi colonnelli si scannano, ma anche perch&amp;eacute; il comandante non comanda pi&amp;ugrave;. Berlusconi ormai non riesce a trasmettere un'idea che tenga insieme il suo popolo. Il prezzo pi&amp;ugrave; salato per&amp;ograve; lo stanno pagando tutti gli italiani che annaspano da soli dentro una crisi dura. E non &amp;egrave; ancora finita. Perch&amp;eacute; Berlusconi ne sa una pi&amp;ugrave; del diavolo. Non &amp;egrave; escluso che per salvarsi dagli intrighi mediti un colpo di scena. Oppure un colpo di coda, che potrebbe assumere il sapore di una sorta di referendum su se stesso. Il Pd stia in guardia.&lt;br /&gt;pspataro@unita.it&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sun, 21 Feb 2010 17:38:10 GMT</pubDate>
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      <title>Ma chi se ne frega degli operai</title>
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      <description>&amp;nbsp;di Pietro Spataro&amp;nbsp;&amp;nbsp;Ha ragione operaio 76. Ma chi se ne frega degli operai! Magari se si mettono in mutande, magari se vanno al grande fratello, magari se vanno a escort (ma quelle per loro costano troppo e nessuno gliele regala) forse ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;di Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ha ragione operaio 76. Ma chi se ne frega degli operai! Magari se si mettono in mutande, magari se vanno al grande fratello, magari se vanno a escort (ma quelle per loro costano troppo e nessuno gliele regala) forse qualcuno se ne acccorge. Altrimenti, signori: gossip. Trans e prostitute, ville faraoniche e cene di gala, menu di lusso e signore d'alto bordo, tutto va bene. E allora: sveglia, altrimenti ci fanno neri.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Chi ascolter&amp;agrave; il grido di Carmine, Mario e Giovanni? Chi si occuper&amp;agrave; di loro e delle tante migliaia di ragazzi che hanno un&amp;nbsp;lavoro precario e poi finiscono sbattuti in fondo al treno? A Pomigliano d'Arco abbiamo ascoltato tante storie cos&amp;igrave;: uno si voleva sposare e non ha potuto; un altro ha tre figli e un affitto da pagare; l'ultimo due bambini piccoli e un mutuo sulle spalle. Erano tutti e tre precari alla Fiat e al primo vento di crisi sono i primi a pagare.&amp;nbsp;Storie di miseria, di disoccupazione, di gente che non sa come mettere insieme il pranzo con la cena, che non riesce a pagare l'affitto o il mutuo e si vergogna di non poter comprare un paio di scarpe al figlio. Girando nei vicoli, nelle piazze o davanti alla Grande Fabbrica che ha portato il benessere e ora dispensa miseria si ascolta una sola domanda: chi si occuper&amp;agrave; di noi? &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ci sono i sindacati, c'&amp;egrave; il sindaco, c'&amp;egrave; il Comune dalla loro parte. Ma Roma &amp;egrave; lontana. A Roma ci si occupa dei processi del premier, dei lodi, dell'immunit&amp;agrave; e si dice che va tutto bene, tanto abbiamo ridotto le tasse. Pomigliano d'Arco, desolata provincia di Napoli, ha paura del suo futuro. Chiede una mano. Per evitare che tornino i boss e portino loro un po' di lavoro, quello brutto e sporco del pizzo, dell'usura, della droga. &amp;quot;Nella disperazione non nasce nulla&amp;quot;, ci ha detto don Aniello Tortora, un prete combattivo che sta dalla parte degli operai. Vorremmo che l'Italia fosse piena di don Aniello o dei sindacalisti che stanno in prima linea o dei sindaci che non dormono la notte per vedere come impedire che le fabbriche chiudano e la gente sia travolta. Questa &amp;egrave; l'Italia. La politica apra gli occhi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="mailto:pspataro@unita.it"&gt;pspataro@unita.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sun, 07 Feb 2010 18:59:42 GMT</pubDate>
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      <title>Craxi, brigante o leader?</title>
      <link>http://giubberosse.blog.unita.it//Craxi__brigante_o_leader__916.shtml</link>
      <description>&amp;nbsp;di Pietro Spataro&amp;nbsp;&amp;nbsp;Un brigante o un grande leader? Parlare di Craxi Benedetto, detto Bettino, a dieci anni dalla morte vuol dire fare ancora i conti con questi opposti sentimenti. Ma sotto l'urto delle passioni &amp;egrave; difficile fare ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un brigante o un grande leader? Parlare di Craxi Benedetto, detto Bettino, a dieci anni dalla morte vuol dire fare ancora i conti con questi opposti sentimenti. Ma sotto l'urto delle passioni &amp;egrave; difficile fare il bilancio di un'esperienza politica che ha segnato un quindicennio della storia d'Italia. Quando nel luglio del '76 a 42 anni Craxi espugna il Midas e diventa segretario di un Psi agonizzante &amp;egrave; quasi uno sconosciuto. C'&amp;egrave; chi, come Fortebraccio sull'Unit&amp;agrave;, lo definisce &amp;laquo;Nihil, il signor Nulla&amp;raquo; e chi, dentro il suo partito, pensa che sia solo una soluzione di transizione. Sbaglieranno tutti, perch&amp;eacute; l'uomo &amp;egrave; determinato, aggressivo, spregiudicato: sa che la partita &amp;egrave; difficile e vuole giocarla a tutto campo, senza mediazioni. &amp;laquo;Primum vivere&amp;raquo; dice ai suoi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;laquo;SENZA ANDARE PER IL SOTTILE... &amp;raquo;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A Gerardo Chiaromonte, allora nella segreteria del Pci, che lo incontra qualche giorno dopo l'elezione dice: &amp;laquo;Impiegher&amp;ograve; ogni mezzo, senza andare per il sottile pur di salvare il Psi&amp;raquo;. Il suo obiettivo, nel momento in cui il Pci &amp;egrave; al suo massimo storico e la Dc resiste e insieme hanno il 70% dei voti, era di rompere l'assedio. Contendere a Berlinguer l'egemonia a sinistra e alla Dc il ruolo di governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia del Psi di Craxi non &amp;egrave; lineare. Possiamo dire che ci sono tre fasi: l'ascesa e la conquista del partito, la scalata di Palazzo Chigi, la bufera di tangentopoli e la fuga. &amp;laquo;La prima fase - spiega lo storico Miguel Gotor - &amp;egrave; segnata dal dinamismo e dall'innovazione sul piano culturale&amp;raquo;. &amp;Egrave; la fase in cui Craxi, oltre a ritagliarsi un ruolo autonomo (come fu la linea trattativista contro la linea della fermezza di Pci e Dc durante il sequestro Moro) lancia la sfida teorica al Pci. La rivista &amp;laquo;Mondoperaio&amp;raquo; diventa il pensatoio del nuovo corso e pubblica i saggi di Bobbio su democrazia e socialismo. Si mette in soffitta Marx e si tira fuori Proudhon, l'Espresso pubblica un lungo saggio di Craxi intitolato &amp;laquo;Il vangelo socialista&amp;raquo; e sull'Avanti si lancia la Grande Riforma. &amp;Egrave; una fase ricca di fermenti che dura quattro anni. Fino all'80, quando il Psi torna al governo con la Dc del preambolo che fa fuori Zaccagnini e ripristina l'esclusione del Pci. Come scrive Guido Crainz da l&amp;igrave; lentamente Craxi diventa uno &amp;laquo;spregiudicato alfiere dei nuovi ceti emergenti, portavoce di una modernit&amp;agrave; senza regole e senza principi&amp;raquo;. Aggiunge Giorgio Ruffolo nel suo ultimo libro Un paese troppo lungo: &amp;laquo;Ebbe un comportamento corsaro. Svan&amp;igrave; la sua capacit&amp;agrave; di percepire le domande nuove. Si leg&amp;ograve; al Caf e poi ebbe un ruolo di primo piano in tangentopoli&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono gli anni del governo, quelli in cui si costruisce il sistema di potere socialista: enti, ministeri, banche, assessorati, ospedali. Dovunque il Psi conquista spazi enormi. Si parla di onda lunga, il partito vive sopra le sue possibilit&amp;agrave; e si aggregano alla corte di Craxi giovani rampanti e affaristi spregiudicati. Si mettono in piedi faraonici congressi (la piramide di Panseca). Il Psi entra con prepotenza nella stanza delle tangenti e diventa il referente principale del sistema. Il trionfo sembra inarrestabile. E nell'agosto del 1983 Craxi diventa il primo presidente del consiglio socialista. &amp;laquo;Quel governo - dice Emanuele Macaluso - fu uno dei migliori, basti ricordare i ministri: Spadolini, Visentini, Martinazzoli, Scalfaro&amp;raquo;. Aggiunge Gotor: &amp;laquo;In quella fase Craxi ebbe delle intuizioni, soprattutto in politica estera e basta ricordare Signonella&amp;raquo;. La sua azione sar&amp;agrave; caratterizzata, per&amp;ograve;, da un decisionismo senza freni (tentazioni presidenzialiste e limitazione del Parlamento) che porter&amp;agrave; allo scontro finale con il Pci di Berlinguer. Accade quando il premier decide con decreto di tagliare la scala mobile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;BETTINO ED ENRICO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Craxi e Berlinguer. Due leader cos&amp;igrave; diversi che difficilmente potevano incontrarsi. L'uno arrogante e impulsivo, l'altro timido e riflessivo. L'uno attratto dalla politica spregiudicata, l'altro convinto della centralit&amp;agrave; della questione morale. Ma non &amp;egrave; solo questo. &amp;laquo;Craxi e Berlinguer si danno i pugni - spiega Gotor - perch&amp;eacute; hanno strategie diverse&amp;raquo;. Il Pci impegnato a costruire il compromesso storico, il Psi in campo per l'alternativa socialista. Poi, quando il Pci, dopo l'assassinio di Moro e il fallimento della solidariet&amp;agrave; nazionale, lancia l'alternativa democratica, Craxi sposa la governabilit&amp;agrave; e il rapporto con la Dc. &amp;laquo;Diciamo la verit&amp;agrave; - aggiunge Macaluso - c'&amp;egrave; stata tra Craxi e Berlinguer una reciproca volont&amp;agrave; di prendere strade non convergenti. Con Craxi a Palazzo Chigi anche i timidi tentativi di dialogo si chiusero. Ricordo che Lama fu l'unico nel Pci a fare un'apertura nei confronti della presidenza socialista. E ricordo anche che nell'80 quando in un'intervista lanciai la proposta di ritornare alla solidariet&amp;agrave; nazionale ma con un presidente del consiglio socialista ci fu una nota di Botteghe Oscure che disse che quelle erano opinioni personali&amp;raquo;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;SCALA MOBILE, CHE SCONTRO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Berlinguer &amp;egrave; inflessibile. Forse aveva capito meglio di altri il pericolo del gioco di Craxi, la sua politica senza principi. E temeva che potesse cambiare la leadership della sinistra. &amp;laquo;Ma quel timore - dice Macaluso - fu malgestito, anche con scelte esagerate&amp;raquo;. Lo scontro pi&amp;ugrave; duro fu proprio sulla scala mobile. Berlinguer non ne volle sapere di mediazioni e and&amp;ograve; al referendum. E per il Pci fu una sconfitta pesante. Ci si arriv&amp;ograve; senza Berlinguer che era morto e che sub&amp;igrave;, qualche settimana prima, anche l'affronto volgare dei fischi al congresso socialista di Verona e il commento di Craxi: sapessi fischiare avrei fischiato io...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'onda socialista, mentre finiscono gli anni ottanta, non sembra andare da nessuna parte. Craxi esce da Palazzo Chigi, spuntano i primi arresti, i primi avvisi di garanzia. Ma il leader socialista non capisce pi&amp;ugrave; cosa succede nel mondo e in Italia. &amp;laquo;Nell'89 - &amp;egrave; la tesi di Ruffolo - poteva spezzare il blocco della democrazia e favorire l'alternanza&amp;raquo;. Il fatto &amp;egrave; che Craxi non cap&amp;igrave; fino in fondo l'89 e cosa significasse il crollo di quel muro. &amp;laquo;Non lo cap&amp;igrave; - conferma Macaluso - poteva incassare la vittoria della fine del comunismo e rilanciare l'unit&amp;agrave; della sinistra&amp;raquo;. Invece Craxi si inventa l'unit&amp;agrave; socialista, una sorta di sfida annessionistica al Pci. Il leader socialista non capisce nemmeno quel che ormai si muove nella societ&amp;agrave; italiana. Avversa il referendum sulla preferenza unica nel '91 invitando gli elettori ad andare al mare. L'Italia sta cambiando, la spinta contro le degenerazioni della questione morale denunciate da Berlinguer &amp;egrave; fortissima, appare la Lega che gi&amp;agrave; nel '92 conquista 82 parlamentari. Il resto &amp;egrave; storia giudiziaria. Le inchieste, gli atti d'accusa, il mandato di arresto, la fuga ad Hammamet, le condanne. La fine ingloriosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;TANTI FALLIMENTI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dieci anni dopo per&amp;ograve; &amp;egrave; il fallimento politico di Craxi che appare pi&amp;ugrave; evidente. &amp;laquo;Non aveva un progetto politico&amp;raquo;, dice Ruffolo, e questa fu la vera causa del suo declino. Non riusc&amp;igrave; a conquistare l'egemonia della sinistra ridimensionando il Pci perch&amp;eacute; alla fine, ossessionato dai comunisti, distrusse un partito con una grande storia come quello socialista e contribu&amp;igrave; alla crisi di tutta la sinistra. Non riusc&amp;igrave; nemmeno a contrastare pi&amp;ugrave; di tanto il potere Dc che infatti torn&amp;ograve; dopo di lui fino al crollo di tangentopoli. Non riusc&amp;igrave; a cambiare l'Italia e a far emergere la parte innovativa dei nuovi ceti a cui aveva guardato all'inizio e si leg&amp;ograve; ai circuiti affaristi delle clientele e della corruzione. E alla fine fu lui a spianare la strada a Silvio Berlusconi e in qualche modo all'Italia di oggi. &lt;br /&gt;Di questo, a dieci anni dalla morte, si dovrebbe discutere con serenit&amp;agrave; e senza passioni opposte. &amp;laquo;C'era una volta Bettino Craxi&amp;raquo;, titol&amp;ograve; questo giornale il giorno in cui si dimise da segretario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appunto: c'era una volta un uomo che voleva conquistare il potere, rinnovare la sinistra e cambiare il suo paese ma alla fine confuse i brutti mezzi con i buoni fini e fu travolto dalla macchina che aveva messo in piedi senza mai raggiungere l'obiettivo. Dunque: fu un grande leader?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="mailto:pspataro@unita.it"&gt;pspataro@unita.it&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 19 Jan 2010 19:53:51 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Pietro Spataro</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-19T19:53:51Z</dc:date>
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      <title>La rivolta della poesia</title>
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      <description>di Pietro Spataro&amp;nbsp;&amp;nbsp;Da Bari e da Torino. Da Bologna e dall'Aquila. Da Ancona e da Milano. Sono arrivati da tutta Italia, in macchina e in treno: tutti a spese proprie. Si sono ficcati, pigiati uno addosso all'altro, dentro un piccolo locale di ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da Bari e da Torino. Da Bologna e dall'Aquila. Da Ancona e da Milano. Sono arrivati da tutta Italia, in macchina e in treno: tutti a spese proprie. Si sono ficcati, pigiati uno addosso all'altro, dentro un piccolo locale di San Lorenzo a Roma e sono stati per sei ore a discutere di questo Paese spezzato, dell'odio contro gli immigrati, della scuola malata, della cultura depredata, della tv che comanda. Lo hanno nominato poco, ma dietro ogni discorso c'era lui: Silvio Berlusconi. I protagonisti di questa &amp;laquo;rivolta delle parole&amp;raquo; sono poeti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quei trenta che due mesi fa scrissero poesie per l'antologia &amp;laquo;Calpestare l'oblio&amp;raquo; (che abbiamo pubblicato su l'Unit&amp;agrave;) pi&amp;ugrave; tanti altri che si sono aggiunti strada facendo. Pi&amp;ugrave; tanti altri ancora che non scrivono poesie ma le amano e le leggono e che soprattutto non sopportano la cappa di piombo che oggi pesa sull'Italia. Oltre cento in tutto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gi&amp;agrave; questo &amp;egrave; un fatto strano. Mentre il quartiere romano della movida si prepara alla lunga notte dei pub, dei locali e delle osterie, pi&amp;ugrave; di cento persone mettono in scena la loro protesta. Ci sono tantissimi giovani, la maggioranza: non hanno nemmeno trent'anni e si sentono defraudati del proprio futuro. Hanno studiato, si sono laureati e ora arrancano in una societ&amp;agrave; che premia i grandi fratelli ma non fa nulla per quelli che hanno faticato sui libri sperando di fare cosa giusta e utile. Evelina De Signoribus &amp;egrave; una di queste: viene da Cupra Marittima, &amp;egrave; laureata in Lettere e sta studiando per la seconda laurea. &amp;laquo;La scuola &amp;egrave; un vero disastro - dice - La Gelmini la sta distruggendo e alla fine noi non riusciamo a trovare uno straccio di lavoro&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Nota, che &amp;egrave; il giovanissimo padre di questa ribellione nata sul web, era preoccupato ma alla fine osserva soddisfatto la platea e il piccolo palco. &amp;laquo;Vedi, tutta questa gente &amp;egrave; la dimostrazione che i poeti possono smetterla di fare le monadi - spiega - e devono confrontarsi con la realt&amp;agrave; che sta l&amp;igrave; fuori&amp;raquo;. Lui crede con tutta l'anima che bisogna battersi contro il consumismo che &amp;laquo;riduce l'individuo a un ruolo&amp;raquo;. Franco Buffoni &amp;egrave; poeta assai rodato, ha sessant'anni e si muove agilmente in mezzo a questi ragazzi jeans e maglietta che vogliono cambiare il mondo cambiando le &amp;laquo;piccole cose&amp;raquo;. &amp;laquo;Il danno pi&amp;ugrave; grande - spiega - &amp;egrave; la rimozione della cultura. Un tempo la tv educava, poi sono arrivate le tv commerciali e allora &amp;egrave; iniziato il declino&amp;raquo;. Ironizza Flavio Santi, trentenne friulano: &amp;laquo;Siamo in una situazione in cui possiamo dire, con Homer Simpson: tutto quel che so l'ho imparato dalla tv. &amp;Egrave; un dramma&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo giovane movimento &amp;egrave; nato dal verso di un ottantenne come Roberto Roversi: &amp;laquo;Calpestare l'oblio / il viaggio dei ricordi non &amp;egrave; mai finito / l&amp;agrave; c'ero anch'io&amp;raquo;. Difesa della memoria, battaglia contro chi vuole cancellare la storia, e tutti dalla parte della Costituzione: il progetto &amp;egrave; qui. I ragazzi osservano un Paese che &amp;egrave; diventato cinico e razzista (basta guardare a Rosarno), che si &amp;egrave; votato al consumismo e ha spezzato ogni legame sociale. &amp;Egrave; ormai il luogo dove trionfa l'individualismo. &amp;laquo;Usatela la poesia - dice Rosemary Liedl, vedova di Antonio Porta - Abbiate il coraggio di ritrovare la forza di fare&amp;raquo;. Aggiunge Maria Grazia Calandrone: &amp;laquo;Come diceva Borsellino parlando di mafia: uniamoci, non potranno ammazzarci tutti&amp;raquo;. Enrico Piergallini, poeta vicesindaco a Grottammare, indica un compito: &amp;laquo;Penetrare nella coscienza dei cittadini&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma &amp;egrave; questo il ruolo di un poeta? &amp;Egrave; questo. Perch&amp;eacute; di poeti cuore-amore, pensano, ne abbiamo sopportati troppi. Perch&amp;eacute; di fronte allo sfascio del Paese occorre sporcarsi le mani con la realt&amp;agrave;. Come dice Gianni D'Elia: &amp;laquo;Uniti in mille forse possiamo fare almeno un mezzo Pasolini&amp;raquo;. Poeti cos&amp;igrave; non piacciono. Non piacciono ai giornali della destra (Giornale e Foglio) che li hanno attaccati duramente. Ma nemmeno ai giornali come il Corriere e a tutti gli altri che infatti li ignorano. Pensano che la poesia debba stare al posto suo: lontana dai drammi della vita, lontana dalla politica. Invece, come ha detto qualche mese fa proprio su questo giornale Andrea Zanzotto, &amp;laquo;la poesia ha un ruolo fondamentale in questa melma di disvalori: crerare le connessioni tra passato e futuro&amp;raquo;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi ragazzi venuti da ogni parte d'Italia lo sanno e infatti vanno avanti con passione. La strada sar&amp;agrave; lunga. Ma forse anche in mezzo a loro, cos&amp;igrave; come in mezzo al &amp;laquo;popolo viola&amp;raquo;, l'opposizione potr&amp;agrave; ritrovare il filo del verso giusto.&lt;br /&gt;pspataro@unita.it&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 11 Jan 2010 19:04:10 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Pietro Spataro</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-11T19:04:10Z</dc:date>
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      <title>Partito dell'amore, stanza 109</title>
      <link>http://giubberosse.blog.unita.it//Partito_dell_amore__stanza_109_862.shtml</link>
      <description>di Pietro Spataro&amp;nbsp;&amp;nbsp;Queste storie sono semplici storie italiane. Scene di vita quotidiana come ce ne sono tante, basta solo cercarle. E poi raccontarle, uscendo dal clich&amp;eacute; del Palazzo che parla di se stesso, come se il mondo girasse attorno ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Queste storie sono semplici storie italiane. Scene di vita quotidiana come ce ne sono tante, basta solo cercarle. E poi raccontarle, uscendo dal clich&amp;eacute; del Palazzo che parla di se stesso, come se il mondo girasse attorno alle solite parole. A Natale &amp;egrave; duro viverle, certe storie. Perch&amp;eacute; si sente di pi&amp;ugrave; il peso della solitudine e dell'ingiustizia che corrodono come il male, pi&amp;ugrave; del male. Trascorrere Natale in un letto di ospedale &amp;egrave; una brutta esperienza. Se poi devi subire ostacoli e assurdit&amp;agrave; della sanit&amp;agrave; diventa insopportabile. Ma l&amp;igrave;, dentro il vortice di rabbia e di impotenza, si misura la lontananza della politica. &lt;br /&gt;Un'avvertenza: nomi e luoghi sono di fantasia solo per il rispetto dei malati e dei loro familiari.&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;Michele ha 84 anni e molto spesso non ricorda il suo nome. Ha l'Alzheimer, una malattia tremenda che cancella la memoria. Era un uomo vivace fino a poco fa, lavorava nello studio di un commercialista e sapeva farsi la dichiarazione dei redditi. Leggeva il giornale - questo giornale- tutti i giorni. Ora &amp;egrave; nel letto di un ospedale per una infezione urinaria. Soffre. E poi dorme, perch&amp;eacute; i farmaci lo &amp;laquo;buttano gi&amp;ugrave;&amp;raquo;. Ha due figli che si sono divisi i compiti. Lei ci va al mattino, lui alla sera: lo aiutano a mangiare perch&amp;eacute; non ce la fa, gli devi spiegare ogni passo. Ma insistendo si riesce anche a farlo mangiare da solo. In questo ospedale, dove il personale &amp;egrave; gentile, i pasti arrivano freddi. Se chiedi spiegazioni vedi cadere le braccia: non abbiamo la cucina, i pasti vengono da fuori, ci dispiace. Non &amp;egrave; colpa loro. Ma provate a far mangiare una minestrina ghiacciata a un anziano con lo sguardo sofferente.&lt;br /&gt;Piccoli problemi. Perch&amp;eacute;, mentre ci si arrangia come si pu&amp;ograve;, si scopre dai tg e dai giornali che il problema dei problemi in Italia oggi &amp;egrave; fare il &amp;laquo;partito dell'amore&amp;raquo; contro il &amp;laquo;partito dell'odio&amp;raquo;. Sono giorni febbrili, non si parla d'altro che del Dialogo. E delle sue condizioni. E delle sottocondizioni per fissare le condizioni. Si individuano le &amp;laquo;bozze&amp;raquo;, la uno, la due o la tre. Poi spunta la parolaccia: inciucio. Ma quale inciucio, questo &amp;egrave; confronto. Ma quale confronto, questo &amp;egrave; baratto. &lt;br /&gt;Spegni la tv, chiudi il giornale. Michele oggi non risponde ai richiami. Ha lo sguardo sperso, non riconosce i familiari. Ma il medico dice che bisogna farlo muovere perch&amp;eacute; altrimenti, immobile nel letto, non camminer&amp;agrave; pi&amp;ugrave;. Si chiede se c'&amp;egrave; un fisioterapista. Un fisioterapista? Il personale &amp;egrave; ridotto, ci dispiace. Si pu&amp;ograve; lasciar correre con il rischio che Michele non si alzi pi&amp;ugrave;? No, allora ci si arrangia: pagando. Si trova un bravo fisioterapista che lo rimette in piedi. &lt;br /&gt;Piccoli problemi. Perch&amp;eacute; mentre Michele sta ritto si scopre dai tg e dai giornali che il problema dei problemi in Italia oggi &amp;egrave; il Diavolo. Si pu&amp;ograve; dare del diavolo a Berlusconi? Certo che no, &amp;egrave; la fabbrica dell'odio. Certo che s&amp;igrave;, mica &amp;egrave; un'offesa. In queste condizioni, avvertono i profeti, il Dialogo non va.&lt;br /&gt;Spegni la tv, chiudi il giornale. Il fisioterapista chiede se c'&amp;egrave; un deambulatore per aiutare Michele. S&amp;igrave;, &amp;egrave; stato avvistato, &amp;egrave; un po' malandato ma che importa. Sembra una grande vittoria, ma non lo &amp;egrave;. Ci vogliono i sottoascellari perch&amp;eacute; senza non si pu&amp;ograve;. I sottoascellari? L'unico deambulatore che abbiamo &amp;egrave; quello, i sottoascellari si sono rotti e non sono stati ricomprati, ci dispiace. Ma non si pu&amp;ograve; farne a meno. E quindi ci si riarrangia: pagando. Ora Michele se ne va contento per il corridoio che &amp;egrave; una bellezza.&lt;br /&gt;Piccoli problemi. Come sono piccoli i problemi di Giuseppe che rischia di perdere la vista perch&amp;eacute; gli hanno sbagliato l'intervento e se ne sta buttato nel suo letto in attesa di uscire almeno per Capodanno. O quelli di Leandro, rimasto vedovo da due anni, solo e depresso, colpito da un collasso, che si rifiuta di mangiare per protesta contro il mondo intero. O quelli di Felice che &amp;egrave; morto d'infarto proprio mentre i figli e la moglie erano fuori in attesa dell'orario di ingresso: s'&amp;egrave; seduto sul letto e si &amp;egrave; accasciato. O quelli di Angelo che era ricoverato in un altro ospedale ma c'era troppa gente che non ci si poteva alzare perch&amp;eacute; i letti erano attaccati uno all'altro, e lo hanno trasferito qui.&lt;br /&gt;Ma dobbiamo stare tranquilli, dicono tv e giornali. Perch&amp;egrave; il premier assicura che il 2010 sar&amp;agrave; &amp;laquo;l'anno delle riforme&amp;raquo;. E le far&amp;agrave;, eccome: il 67% degli italiani, calcola, &amp;egrave; con lui contro la &amp;laquo;compagnia del disfattismo&amp;raquo;. La ministra Prestigiacomo vuole che le riforme non solo si facciano, ma &amp;laquo;insieme con amore&amp;raquo;. Poi spunta Noemi, la ragazza di &amp;laquo;papi&amp;raquo;: ha cambiato look, ci informano, ora si presenta coi capelli &amp;laquo;rosso ramato&amp;raquo;. Pensa tu, anche lei l'avr&amp;agrave; fatto con amore: Amore: che bella parola a sentirla da un letto d'ospedale&lt;br /&gt;Ma s&amp;igrave;, fortunato Michele. Che con uno sguardo senza memoria alla fine chiede: &amp;laquo;Berlusconi? Ma chi &amp;egrave; 'sto Berlusconi?&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="mailto:pspataro@unita.it"&gt;pspataro@unita.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 29 Dec 2009 13:51:12 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Pietro Spataro</dc:creator>
      <dc:date>2009-12-29T13:51:12Z</dc:date>
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      <title>Vietato contestare</title>
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      <description>di Pietro Spataro&amp;nbsp;Qualche sera fa a &amp;laquo;Porta a Porta&amp;raquo; &amp;egrave; stato messo quasi sullo stesso piano quello che, qualche anno fa, ha dato del &amp;laquo;buffone&amp;raquo; a Berlusconi e quell'altro che, domenica, &amp;egrave; stato protagonista di ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Qualche sera fa a &amp;laquo;Porta a Porta&amp;raquo; &amp;egrave; stato messo quasi sullo stesso piano quello che, qualche anno fa, ha dato del &amp;laquo;buffone&amp;raquo; a Berlusconi e quell'altro che, domenica, &amp;egrave; stato protagonista di una violenta aggressione. Il parallelo ha consentito a Cicchitto, a La Russa, al leghista Cota e a Belpietro, direttore di &amp;laquo;Libero&amp;raquo; (quotidiano dai toni notoriamente misurati) di dire: adesso basta attacchi al premier perch&amp;eacute; armano la mano dei violenti. Urlando contro Rosy Bindi hanno spiegato che loro non hanno mai personalizzato le critiche e che le &amp;laquo;campagne di odio&amp;raquo; vengono da una sola parte. Insomma, vietato contestare. Il ministro Maroni sta gi&amp;agrave; lavorando per correggere il difetto: arriveranno misure che diano una regolata alle manifestazioni e soprattutto al web. Siamo a questo.&lt;br /&gt;Tre anni fa, il 2 dicembre 2006, mentre a Palazzo Chigi c'era Prodi, la destra di Cicchitto e La Russa sostenuta da Belpietro (che dirigeva &amp;laquo;Il Giornale&amp;raquo;, altro quotidiano soft) fece una manifestazione a Roma. Il titolo era: &amp;laquo;Contro il regime per la libert&amp;agrave;&amp;raquo;. Un gruppo di manifestanti sfil&amp;ograve; portando una bara con la foto di Prodi. Lo slogan pi&amp;ugrave; gettonato era &amp;laquo;Prodi infame per te ci son le lame&amp;raquo;. A seguire: &amp;laquo;governo stalinista ti abbatteremo a vista&amp;raquo;, &amp;laquo;Prodi boia Luxuria la sua troia&amp;raquo;. Sul palco il capo dell'opposizione (Berlusconi) accus&amp;ograve; Prodi di aver fatto i brogli alle elezioni. Serenit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Non ricordiamo quel corteo per polemica, non ci interessa il gioco del &amp;quot;chi la spara pi&amp;ugrave; grossa&amp;quot;. Lo facciamo solo perch&amp;eacute; vorremmo sommessamente invitare chi ieri era opposizione (e legittimamente protestava) a non dimenticare, oggi che &amp;egrave; al governo, che la libert&amp;agrave; di espressione &amp;egrave; sempre un diritto inalienabile scritto nella nostra Costituzione (articolo 21). Quindi, dissentire &amp;egrave; sacrosanto. Allo stesso modo bisogna ricordare che l'istituto dell'opposizione &amp;egrave; uno dei cardini della democrazia: senza questo contrappeso (insieme agli altri: capo dello Stato, Corte Costituzionale, Parlamento, magistratura) chi governa non avrebbe confini e si configurerebbe quella che Alexis de Tocqueville (che, come &amp;egrave; noto, non era comunista) chiamava la &amp;laquo;tirannia della maggioranza&amp;raquo;.&lt;br /&gt;Quel giorno di dicembre del 2006 a chi gli chiedeva un commento sulla manifestazione della destra Prodi rispose: &amp;laquo;Sono cittadini scontenti, manifestino pure. Noi lavoriamo nell'interesse di tutti, alla fine anche loro vedranno i risultati&amp;raquo;. Altro stile rispetto alle frasi ascoltate, anche ieri, nell'aula di Montecitorio dove Cicchitto ha fatto i nomi e i cognomi dei mandanti dell'aggressione al premier (politici e giornalisti). Ma noi non disperiamo. Aspettiamo con pazienza che la destra capisca finalmente che la democrazia non &amp;egrave; un impaccio. Che contestare non fa male: fa pi&amp;ugrave; male e pi&amp;ugrave; paura un paese senza contestatori.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="mailto:pspataro@unita.it"&gt;pspataro@unita.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 16:20:00 GMT</pubDate>
      <guid>http://giubberosse.blog.unita.it//Vietato_contestare_832.shtml</guid>
      <dc:creator>Pietro Spataro</dc:creator>
      <dc:date>2009-12-16T16:20:00Z</dc:date>
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      <title>Chi ha paura del viola?</title>
      <link>http://giubberosse.blog.unita.it//Chi_ha_paura_del_viola__806.shtml</link>
      <description>&amp;nbsp;&amp;nbsp;di Pietro Spataro&amp;nbsp;Il &amp;quot;popolo viola&amp;quot; ha conquistato Roma. Chi lo avrebbe detto che quattro &amp;quot;gattocomunisti&amp;quot;, come li chiama scherzosamente Clara Sereni su Facebook, sarebbero riusciti in un'impresa cos&amp;igrave; grande ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;di Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il &amp;quot;popolo viola&amp;quot; ha conquistato Roma. Chi lo avrebbe detto che quattro &amp;quot;gattocomunisti&amp;quot;, come li chiama scherzosamente Clara Sereni su Facebook, sarebbero riusciti in un'impresa cos&amp;igrave; grande e cos&amp;igrave; bella. Dalla volatilit&amp;agrave; del web &amp;egrave; nata una bella politica fatta di slogan freschi, di facce pulite, di tanti ragazzi con la testa sulle spalle e gli occhi rivolti al futuro. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ieri sono stato in piazza. Ho sfilato insieme a tante persone. Ho ascoltato le loro parole, i dubbi, le domande, le incazzature. E mi sono fatto queste idee:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;1. C'erano i giovani. Questo popolo porta nella politica idee nuove, generosit&amp;agrave;, allegria e nessun rancore. Questi elementi erano visibili soprattutto nelle facce dei giovani che erano tantissimi: dai tredici ai trent'anni, bandiera, cartelli e striscioni per dire: ci siamo, dateci un'altra Italia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;2. C'erano tanti lavoratori. Quella Italia reale che fatica, soffre, paga la crisi, &amp;egrave; disoccupata, inoccupata, precaria. Dai lavoratori dell'Alitalia messi fuori per far nascere la Cai ai precari della scuola cacciati dalla Gelmini, dal ferroviere che guadagna 900 euro per lavorare 12 ore a chi lavora nelle aziende ceramiche in crisi. E i pensionati che con pochi spiccioli devono svoltare il mese.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;3. C'erano quelli che non sono poveri e anche se hanno il portafoglio pieno sono convinti che Berlusconi stia rovinando il Paese. Quelli che ti dicono: non sopporto la prepotenza e la volgarit&amp;agrave;. Oppure: siamo nel fango fateci uscire.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;4. C'erano i partiti. Alcuni c'erano un po' troppo con le loro bandiere e i loro striscioni mentre i &amp;quot;ragazzi viola&amp;quot; avevano chiesto di andare senza bandiere. C'era nonostante tutto anche il Pd con i suoi rappresentanti (Rosy Bindi in testa) ma soprattutto con i suoi elettori. Dentro il corteo erano migliaia e migliaia quelli delle primarie, delle elezioni, della voglia di cambiare. Qualcuno dovr&amp;agrave; ascoltarli.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La conclusione: che fine far&amp;agrave; questo bel &amp;quot;popolo viola&amp;quot;? Speriamo che continui a farsi sentire, che animi il web e le nostre citt&amp;agrave;. Ma questa bella manifestazione lancia una sfida al centrosinistra e al Pd. In Italia c'&amp;egrave; tanta gente che non vive di solo e semplice antiberlusconismo ma vuole un'altra scena, un altro Paese dove vivere. Restare prigionieri del duello partiti-societ&amp;agrave; civili, antiberlusconiani s&amp;igrave; o no, non porta da nessuna parte. Raccogliamo la vitalit&amp;agrave; della piazza. Da domani &amp;egrave; un altro giorno per portare la voce di quei ragazzi nei Comuni, nelle scuole, in Parlamento. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Di una cosa siamo sicuri dopo aver vissuto la giornata di sabato: vince chi sapr&amp;agrave; parlare a quelli che lungo le strade di Roma hanno chiesto un'Italia pulita libera e democratica. Un'Italia fondata sul lavoro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="mailto:pspataro@unita.it"&gt;pspataro@unita.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sun, 06 Dec 2009 16:14:55 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Pietro Spataro</dc:creator>
      <dc:date>2009-12-06T16:14:55Z</dc:date>
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      <title>Fini e Schifani, trova la differenza</title>
      <link>http://giubberosse.blog.unita.it//Fini_e_Schifani__trova_la_differenza_763.shtml</link>
      <description>di Pietro Spataro&amp;nbsp;Le cariche dello stato si dividono in due ormai. La seconda, cio&amp;egrave; il presidente del Senato, fa il maggiordomo. La terza, cio&amp;egrave; il presidente della Camera, forse ha capito che Berlusconi sta perdendo consensi in basso ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;Pietro Spataro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le cariche dello stato si dividono in due ormai. La seconda, cio&amp;egrave; il presidente del Senato, fa il maggiordomo. La terza, cio&amp;egrave; il presidente della Camera, forse ha capito che Berlusconi sta perdendo consensi in basso e in alto e corre ai ripari. Diciamo forse perch&amp;eacute; poi &amp;egrave; bene mantenere un certo dubbio perch&amp;eacute; Fini &amp;egrave; anche quello che ha detto s&amp;igrave; alla proposta del processo breve. Ed &amp;egrave; anche quello che nel corso degli anni ha tante volte menato fendenti per poi tornare nella &amp;quot;casa del padrone&amp;quot;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per&amp;ograve; cari lettori le differenze tra Fini e Schifani sono ormai clamorose. Faremmo volentieri a meno di parlare di Schifani se non fosse che, per strane coincidenze del destino e della natura politica, questo signore siede sullo scranno di Presidente del Senato. Che come sapete &amp;egrave; la seconda carica dello Stato dopo quella del Presidente della Repubblica. Ebbene, il Presidente Schifani si comporta sempre pi&amp;ugrave; spesso come il Portavoce del Capo (e fa spesso concorrenza a Angelino Alfano che invece di fare il ministro della giustizia fa il ministro della giustizia di Berlusconi). Quasi come il suo Maggiordomo preferito. Desidera il signore? Vuole che le porti i giornali? Vuole che faccia una dichiarazione di suo gradimento? E in questo modo &amp;quot;gentile&amp;quot; di svolgere il suo ruolo dimostra a che livelli bassi &amp;egrave; arrivata la considerazione per le istituzioni di questa destra italiana. Un tempo quando c'era la Dc (guardate se ci tocca anche avere nostalgia della dc e del suo strapotere!) i presidenti del Senato facevano i presidenti del Senato. Fanfani per esempio che lo fu quando suo dirimpettaio era Pietro Ingrao mica scendeva in campo a gamba tesa a proteggere il suo segretario o il suo partito.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Invece il Nostro Portavoce Maggiordomo non si risparmia mai. L'ultima &amp;egrave; stata talmente grossa che persino il capo &amp;egrave; stato costretto a smentirla in qualche modo. Perch&amp;eacute; Schifani per fare un favore al Cavaliere ha fatto sapere a tutti (a Fini, a Tremonti e a quelli che ormai scalpitano dentro il governo) che se si continua a litigare nella maggioranza si va al voto.Ha detto proprio cos&amp;igrave;: elezioni anticipate. Insomma: state attenti&amp;nbsp;a quel che fate. Questa osetta il Nostro l'ha detta mentre il Capo dello Stato (che come si sa &amp;egrave; titolare dello sciogliemento delle Camere secondo la Costituzione) era all'estero. Bel colpo, signor Portavoce! Un bel calcio a Napolitano e un aiutino a Berlusconi che sta navigando ormai da giorni in cattive acque.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Noi che pensiamo che la democrazia sia la democrazia e soprattutto sia una cosa seria e che le istituzioni vadano rispettate, crediamo sia giunto il momento di far sapere a tutti i maggiordomi di Arcore che non permetteremo che si facciano a pezzi le regole della convivenza e che si usino incarichi pubblici di grande responsabilit&amp;agrave; per scopi di partito o privati. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Seguiamo per questo con grande attenzione e immensa curiosit&amp;agrave; il cammino di Gianfranco Fini. Ora pensate un po che si grida allo scandalo perch&amp;eacute; il presidente della Camera osa dire che il &amp;quot;consenso non d&amp;agrave; immunit&amp;agrave;&amp;quot; e che uno che pretende di comandare da solo si comporta quasi come un &amp;quot;monarca assoluto&amp;quot;. Affermazioni talmente gravi che hanno spinto il ministro Scajola (quello che internderci che ha dato del rompicoglioni a Marco Biagi) a dire che Fini &amp;egrave; fuori dal Pdl. Tra un po' vedrete che lo cacceranno via!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Insomma la destra &amp;egrave; ormai allo sbando e non &amp;egrave; il momento della resa. Soprattutto vogliamo&amp;nbsp;che gli italiani non siano contagiani della grande assuefazione per la quale ormai si considera tutto normale e tutto da sopportare.&amp;nbsp;Gi&amp;agrave; ci sono molti segnali. Cerchiamo di impedirlo. E allora, avanti dite la vostra.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="mailto:pspataro@unita.it"&gt;pspataro@unita.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 19 Nov 2009 18:34:59 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Pietro Spataro</dc:creator>
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